giovedì 31 marzo 2011

Carciofi ripieni con patate

Non un puro e semplice ricettario, ma molto di più, un vero amico in cucina.
Lisa Biondi

 Si legge questo nella quarta di copertina de Le grandi Ricette di Lisa Biondi. Un ricettario come un vero amico in cucina che ti aiuta, grazie alle dettagliate spiegazioni, a realizzare piatti dall’antipasto al dolce, comprendendo i piatti unici, la cucina vegetariana e veloce ad avere un risultato di sicuro successo.
Questo è il ricettario, tra i tanti di mia madre, che ho scelto per il contest di  Tiziana, che invita a prendere dagli scaffali i vecchi ricettari e riviste di cucina e cimentarsi con una loro ricetta.
Non so quante volte mia madre ha sfogliato questo ricettario, anche solo per prendere qualche idea, o modificare qualche ricetta. Mi fa sempre piacere sfogliare i suoi ricettari e riviste di cucina, e come se le pagine conservassero un po’ di lei, si scoprono i suoi appunti e notazioni sparsi qua e là.
Tra le tante ricette di questo volume non maneggevole nel formato, ma semplice nel contenuto e nel modo di spiegare, ho scelto questa ricetta che ha come protagonisti i carciofi. I carciofi sono tra gli ortaggi a fiori che preferisco, non solo per il gusto, li ho sempre trovati belli a vedere è uno dei quei capolavori della natura che ci regala ogni anno, e mi riportano indietro negli anni, nei ricordi di quando ero bambina che mi piaceva vedere mia madre mentre li mondava. Li sfogliava come una margherita foglia dopo foglia e con il coltello li trasformava in una rosa. Nel farlo le rimanevano i polpastrelli leggermente scuri, le bastava strofinare mezzo limone e incredibilmente lo scuro si toglieva dalle sue dita. Per me quello era uno spettacolo di magia... che io non sono capace a riprodurre.





Ingredienti per 4 persone:
8 carciofi
6 patate
1 cucchiaino di capperi
1 cucchiaio di pasta di acciughe
2 tuorli d’uovo
1 limone
parmigiano grattugiato
prezzemolo
rosmarino
olio extravergine di oliva
burro
sale
pepe


Preparazione:
Si mondano i carciofi, io ho utilizzato i romaneschi detti “Mammole”, eliminando le foglie esterne più dure, si spuntano le estremità e si rifilano i gambi. Si mettono a lessare in acqua acidula con succo di limone; si scolano, si asciugano e si aprono le foglie delicatamente. Si sbucciano quattro patate, si lessano in acqua salata, si passano al settaccio insieme ai gambi dei carciofi e ai capperi. Si mescola bene il tutto e si unisce la pasta di acciughe (io ho utilizzato i filetti sott’olio), il formaggio grattugiato e si incorpora i tuorli d’uovo. Si amalgamano gli ingredienti si unisce il sale, il pepe e si comincia a riempire i carciofi con il composto alla fine si guarnisce con il prezzemolo tritato.
Nel frattempo si sbucciano le patate si tagliano a spicchi e si cuociono in padella con un filo d’olio extravergine di oliva e un po’ di rosmarino.
Si adagiano i carciofi in una pirofila imburrata, si irrorano con un filo di olio extra vergine di oliva e si uniscono le patate profumate al rosmarino. Si passano al forno a 200° per 10-15 minuti si servono in tavola caldissimi.                                           


Come vino consiglia:
Marino, celeberrimo vino  Doc delle campagne romane. Prodotto da uva Malvasia, nelle sua versione amabile è adatto ai fritti e alle uova; nel tipo secco si accosta ai salumi, al pesce e alle verdure.

Allora in alto i calici!








Con questa ricetta partecipo al bel contest I golosi anni ottanta di Tiziana dal blog Pecorella di marzapane






martedì 29 marzo 2011

Crostatine di mela annurca e cannella

Maschera di Andromeda,  Ercolano, Casa dei Cervi
Maschera di Andromeda,  Ercolano, Casa dei Cervi, 45-79 d.C.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli





Le piccole mele che si notano in alto nel dipinto murale rinvenuto ad Ercolano nella Casa dei Cervi sono le  mele annurche. Frutto caratteristico della cosiddetta “Campania Felix” territorio fertile  che si estendeva dal monte Massico fino ai Campi Flegrei e l'area vesuviana. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia la cita con il nome di “Mala Orcula”, perché prodotta nell’agro dell’Orco vicino a Pozzuoli che per i latini era la sede degli inferi. Nel 1583 Gian Battista della Porta nel trattato Pomarium notava che le mele di Pozzuoli “volgarmente sono chiamate Orcole”; da qui i nomi utilizzati nei secoli successivi: “anorcola” e  “annorcola” fino ad “annurca”, nome che compare ufficialmente nel 1876 nel Manuale di Arboricoltura del botanico Giuseppe Antonio Pasquale.
Ho pensato di utilizzare questo piccolo frutto profumato - definito la "regina delle mele" -  dalla polpa croccante, succosa e leggermente acidula per le mie crostatine. 




Ingredienti per 4 crostatine del diametro di 12 cm

Per la pasta frolla:
100 g di farina 00
50 g di burro freddo
50 g di zucchero
1  tuorlo
grattata di limone
un pizzico di sale


Per la guarnizione:
5 mele annurche
1 cucchiaio di zucchero di canna
cannella in polvere o in stecche


Preparazione:
Si lavora il burro appena tolto dal frigo con la farina e il pizzico di sale fino ad ottenere un composto dall'aspetto sabbioso. Si unisce il tuorlo,  lo zucchero e la scorza di limone, si lavora velocemente il tutto fino ad ottenere un impasto compatto liscio ed abbastanza elastico. Si forma una palla, e si avvolge con della pellicola trasparente e si mette in frigo per almeno mezz'ora.

Si sbucciano 3 mele si tagliano a pezzetti, si mettono in un padella con lo zucchero di canna e una stecca di cannella, si lasciano cuocere coperte finché non diventeranno una purea.
Si tagliano le altre 2 mele a fettine sottili.

Si ungono con un po’ di burro gli stampini e si foderano con la pasta frolla. Si stende nel centro la purea e si guarnisce con le fettine sottili di mela. Si mettono in forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti.








Con questa ricetta partecipo al contest: 

Dolcemente… Mela-mangio di Morena, Morena in cucina







Cannellami di Angela, Un Pizzico di Cannella








Crostate e Crostatine del blog  del Molino Chiavazza  ... La cultura del Frumento




domenica 27 marzo 2011

Fagottino di radicchio di Chioggia con alici, patate e pecorino

Le alici, insieme allo sgombro, sono tra i “pesci azzurri” che preferisco. Sono gustose, economiche, e versatili. Quando ho letto il contest di Cristina Tutti pazzi per le acciughe all’inizio mi era venuta in mente di partecipare con la ricetta che faccio di solito, poi ho cambiato idea. Ho pensato di utilizzare le alici in altro modo, abbinandole alle patate e al sapore sapido e piccante del pecorino e il sapore amarognolo del radicchio di Chioggia. Ed ecco il Fagottino di radicchio di Chioggia con alici,  patate e pecorino.




Ingredienti per una porzione:
200 g di alici fresche
50 g di pecorino romano
2 patate medie
8 foglie di radicchio di Chioggia
1 spicchio di aglio
1 ciuffo di prezzemolo
1 manciata di pangrattato
olio extra vergine di oliva 
sale
pepe


Preparazione:
Si fanno bollire in acqua fredda le patate con tutta la buccia. Una volta cotte si toglie la buccia e si schiacciano con la forchetta. Si puliscono le alici asportando la testa e le interiora, si deliscano e si lavano bene. In una ciotola si uniscono le alici le patate schiacciate, l’aglio tagliato a pezzetti, il prezzemolo tritato, il pecorino romano, la manciata di pangrattato, il sale, il pepe e si mescola il tutto. Nel frattempo si fanno sbollentare per qualche minuto le foglie di radicchio di Chioggia in acqua bollente.
 Si prende una vaschetta di alluminio di una porzione, si ricopre con la carta forno, si fodera con 6  foglie di radicchio di Chioggia, si versa il composto di patate e alici, si irrora con l’olio extra vergine di oliva e si ricopre con le restanti foglie di radicchio.
Si informa a 180° per 20-30 minuti. Una volta cotto si lascia intiepidire per alcuni minuti e si capovolge la vaschetta su un piatto da portata e si serve. 


Con questa ricetta partecipo al contest Tutti pazzi per le acciughe di Cristina del blog Poveri ma belli e buoni.






venerdì 25 marzo 2011

Seppia ammollicata

Una cosa che non ho mai amato è gettare il pane. E’ un peccato. Un modo per poterlo riciclare è utilizzarlo come ripieno. Ed ecco la Seppia ammollicata…




Ingredienti:
4 seppie già pulite (800 g circa)
4 filetti di alici sotto olio o sotto sale
1 cucchiaino di capperi
4 fette di pane raffermo
1 limone
1 spicchio di aglio
2 ciuffi di prezzemolo
olio extra vergine di oliva
sale
pepe


Preparazione:
In una ciotola si sbriciola con le mani il pane raffermo; si uniscono i filetti di acciughe, i capperi, l’aglio e il prezzemolo tagliato a pezzettini, il sala e il pepe. Si farciscono le sacche delle seppie con la mollica condita; si chiudono con degli stuzzicadenti. Si mettono in una padella con un filo d’olio extravergine di oliva e si lasciano andare per 30 minuti a fuoco moderato, negli ultimi cinque minuti si irrorano con il succo di limone. Si servono ben calde su un letto di fette di limone e con una spolverata di prezzemolo.




giovedì 24 marzo 2011

Ode al Carciofo alla giudia

Il carciofo è uno dei protagonisti della primavera, a Roma è il re della primavera. Nei mercati rionali è possibile vederli di tante varietà, ma il protagonista è il romanesco detto Mammola: di grande dimensioni dalla forma tonda, con foglie morbide, carnose e senza spine. In alcuni mercati è possibile ancora vedere le “Vignarole” che puliscono i carciofi per i clienti, con i loro gesti rapidi e caratteristici sono uno spettacolo, appoggiano il pollice sulle foglie da strappare ed eliminano la parte superiore più dura e continuano così fino ad arrivare al cuore.
Uno dei piatti tipici della cucina romana che deriva dalla cucina ebraica è il Carciofo alla giudia.  In questo periodo se si passeggia per il Ghetto, si possono vedere ceste di vimini piene di Mammole accanto ai ristoranti che mantengono viva la cucina giudaico-romanesca, una cucina semplice e gustosa.
La caratteristica del carciofo alla giudia è il contrasto tra le croccanti foglie ed il tenero cuore; per descrivere questa prelibatezza tutta primaverile ho sempre trovato perfetti i famosi versi di Pablo Neruda:


Il carciofo
dal tenero cuore
si vestì da guerriero,
ispida edificò
una piccola cupola,

[…]

squama per squama
spogliamo
la delizia
e mangiamo
la pacifica pasta
del suo cuore verde.

Pablo Neruda, Ode al carciofo






(Ci sono varie versioni della ricetta. Io faccio questa)


Ingredienti:
8 Carciofi romaneschi detti “Mammole”
1 limone
olio extra vergine di oliva oppure olio di semi di arachidi
mezzo bicchiere di vino bianco secco
sale
pepe


Preparazione:
Si mondano i carciofi eliminando le foglie dure più esterne e si rifilano i gambi. Poi con un coltello affilato si taglia la parte alta di ogni foglia facendo ruotare il carciofo lentamente con la mano sinistra e si procede così via via. Il carciofo dovrà assumere la forma rotonda di una rosa. S’immergono in una bacinella con dell'acqua acidula con il succo del limone, per 10 minuti circa.
Si scolano e si battono l'uno contro l'altro, o su un piano d’appoggio per eliminare l’acqua e far sì che le foglie comincino ad aprirsi.
Intanto si fa scaldare in una padella abbondante olio che dovrà ricoprire i carciofi. S’immergono i carciofi e si lasciano cuocere per dieci minuti circa, devono risultare cotti, ma non molli. Si scolano e si lasciano raffreddare su un vassoio con carta assorbente. Una volta raffreddati si aprono dall'interno le foglie del carciofo a mo' di fiore si sala, si pepa e si spruzza con le mani un po’ di vino bianco secco.
Si fa riscaldare olio in una padella e s’immerge, possibilmente una alla volta, il carciofo a testa in giù; aiutandoci con un cucchiaio di legno si preme verso il basso per far sì che si friggono le foglie esterne. Una volta fritti si scolano e si lasciano ad asciugare su un vassoio con carta assorbente con sopra una scodella capovolta, in modo da appoggiare i carciofi e non farli entrerà in contatto con la carta assorbente.  Si servono e si aggiunge a piacere un po’di sale e pepe.




Con questa ricetta partecipo al contest Finalmente è Primavera del blog di Laura Zampette in pasta.





E al contest 150 anni in tavola di Ramona del blog Farina, lievito e fantasia







domenica 20 marzo 2011

Plum Cake (quasi) a “La Carbonara”

Ho pensato di chiamare il Plum Cake  (quasi) a “La Carbonara”, il piatto tipico di Roma, per l’utilizzo degli stessi (quasi) ingredienti: pecorino, abbondante pepe, e al posto del guanciale ho utilizzato lo speck per il suo sapore aromatico.
Oltre il pecorino romano ho utilizzato il Pecorino della Sabina un formaggio dal sapore sapido e piccante, una specialità laziale che è stata inserita nell'elenco dei Prodotti tradizionali della Regione Lazio. Come ho già accennato in un altro post alcuni salumi e formaggi li acquisto in un negozio D.o.l. (Di Origine Laziale) dove si trovano i prodotti tipici, le rarità e le novità del territorio laziale.






Ingredienti:
180 g farina 00
100 g di Pecorino della Sabina
100 g Pecorino romano
80 g di speck
120 ml latte
2 uova
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
1 bustina di lievito per torte salate
sale
pepe abbondante


Preparazione:
Si taglia a cubetti lo speck e il Pecorino della Sabina, si gratta il pecorino romano.
Si inizia ad amalgamare le uova con il latte, l’olio extravergine di oliva, il pecorino grattugiato e abbondante pepe; poi si incorpora la farina e il lievito setacciato. Una volta lavorato il composto si aggiungono i tocchetti di speck e di Pecorino della Sabina e un pizzico di sale.
Si versa il composto in uno stampo da plum cake rivestito con carta forno e si inforna a 180° per 45 - 50 minuti circa. Si può mangiare tiepido o freddo.






Con questa ricetta partecipo al contest  Ricette davanti alla tv del blog di Francesca, Una cucina tutta per sè






E al contest  Il plumcake - dal dolce al salato del blog di Natalia,  Fusilli al tegamino









venerdì 18 marzo 2011

Ossibuchi in umido

E’ da tempo che volevo fare gli ossibuchi , li ho visti sul bancone del macellaio e li ho acquistati.
Ero indecisa su come farli… alla milanese o  alla romana… Alla fine li ho cucinati in umido senza “gremolata” o  “piselli” solo con il classico trito di carota, cipolla, e sedano che ho aromatizzato con salvia e rosmarino. 




Ingredienti:
1 Kg di ossibuchi di vitella
2 coste di sedano
1 carota grande
1 cipolla Borettana
qualche foglia di salvia
un rametto di rosmarino
1 bicchiere di vino bianco secco
farina 0 q.b.
olio extra vergine di oliva
sale
pepe


Preparazione:
Si taglia a tocchetti la carota, il sedano e la cipolla. Si prende un’ampia padella si mettono gli ortaggi con la salvia e il rosmarino tritati e un filo d’olio extra vergine di oliva, si lascia  soffriggere per alcuni minuti.
S'infarinano gli ossibuchi, si uniscono al soffritto, si sala, si pepa e si lasciano dorare da una parte all’altra. Si aggiunge il vino bianco e si lascia sfumare; poi si aggiunge l’acqua (possibilmente calda) a coprire la carne. Si lascia cuocere coperto a fuoco basso per circa 2 ore. Una volta cotti s’impiatta con il loro sughetto e si servono caldi.


lunedì 14 marzo 2011

Tre colori di riso

Chissà cosa dirà questa forchetta?




Bruno Munari Forchetta parlante
Bruno Munari, Forchetta parlante, 1958


C'era una volta
un povero lupacchiotto,
che portava alla nonna
la cena in un fagotto,
E in mezzo al bosco
dov'è più fosco
incappò nel terribile
Cappuccetto Rosso,
armato di trombone
come il brigante Gasparone...
Quel che successe poi,
indovinatelo voi.
...
 Gianni Rodari, Le favole a rovescio





Ho preso spunto da due grandi artisti italiani Bruno Munari e Gianni Rodari che sono stati dei maestri nel far giocare la fantasia, per presentare un semplice riso tricolore che dedico ad  Albertino e a tutti i suoi amici del  reparto di neuro-fisiologia della  Fondazione Santa Lucia di Roma.





Tre colori di riso



Ingredienti per uno stampino monodose:
150 g di Riso Ribe
150 g di spinaci
100 g di passata di pomodoro
50 g di Parmigiano Reggiano o Grana Padano
1 scalogno piccolo
olio extravergine di oliva
sale
pepe


Preparazione:
In una pentola si versa il riso e si ricopre con l’acqua che dovrà essere di uno o due cm sopra il livello del riso, si unisce un po’ di sale grosso. Si fa cuocere coperto a fuoco basso per 10 minuti circa, il riso dovrà risultare al dente, si scola e si lascia ad asciugare nello scolapasta.
Si mondano gli spinaci, si lavano e si mettono in una padella antiaderente, si sala e si fanno stufare coperti con il coperchio per 5 minuti. Una volta che hanno perso l’acqua di vegetazione, si tritano finemente e si irrorano con un filo d’olio extravergine di oliva.
In una padella si fa imbiondire lo scalogno tagliato a fettine in olio extra vergine di oliva, si unisce la passata di pomodoro, il sale ed il pepe; si fa cuocere per 10 minuti circa.
Si divide il riso in tre parti, una parte si unirà agli spinaci, una parte al sugo di pomodoro e una parte si unirà il parmigiano o il grana grattugiato, un filo di olio extra vergine di oliva, un pizzico di sale.
Si prende uno stampino monodose unto di olio extra vergine di oliva, si versa uno per volta i tre colori del riso, si spolvera con il parmigiano o il grana grattugiato e si inforna a 180° per 5 minuti.
Una volta cotto si lascia riposare per alcuni minuti, si impiatta rovesciando lo stampino di riso, si irrora con un filo d’olio extra vergine di oliva e scaglie di parmigiano o di grana grattugiato.


Con questa ricetta partecipo con piacere alla raccolta Una ricetta per il Santa Lucia del blog di Caris  Cooking Planner.










E alla raccolta  Unità d'Italia di Antonella del blog La cucina di Antonella.






giovedì 10 marzo 2011

Verza con patate, tonno, noci ed erba cipollina

L'idea per questa ricetta mi è venuta in mente leggendo gli ingredienti per il contest Per bene di sunflowers8  del blog Oggi pane e salame, domani, che ha lo scopo di creare una raccolta di ricette dedicata alle donne colpite da endometriosi, una malattia molto diffusa, ma poco conosciuta.





Ingredienti:
1 cavolo verza
3 patate medie
160 g di tonno al naturale
3 noci
erba cipollina
olio extra vergine di oliva
sale
pepe



Preparazione:
Si fanno bollire in acqua fredda le patate con tutta la buccia. Una volta cotte si toglie la buccia e si schiacciano con lo schiacciapatate.
Si monda la verza, si lava e si tagliano le foglie a listarelle sottili; si fanno appassire a fuoco moderato in una padella abbastanza capiente con olio extra vergine di oliva per 10- 15 minuti circa.
Una volta cotte si uniscono le patate schiacciate, il tonno al naturale, le noci tagliate grossolanamente, l’erba cipollina, un po’ di sale e di pepe. Si amalgama il tutto e si mette il composto in stampini leggermente unti di olio extra vergine di oliva. Si mettono in forno bel caldo a 180° per 20 - 30 minuti. S’impiatta guarnendo con un filo d’olio extravergine di oliva, l’erba cipollina e le noci tagliate grossolanamente.


Con questa ricetta partecipo al contest Per bene di Sunflowers del blog Oggi pane e salame, domani... 





martedì 8 marzo 2011

Coppetta di crema inglese e prugne secche

Poi c'erano le prugne alla crema. E se qualcuno ribatte che le prugne, anche se addolcite dalla crema, sono vegetali poco caritatevoli (frutti non sono), fibrosi come il cuore di un avaro, e trasudanti un fluido come quello che scorre nelle vene degli avari che per ottant'anni si sono privati del vino e del caldo senza per questo darli ai poveri, dovrebbe riflettere che ci sono persone la cui carità abbraccia perfino le prugne. 
 Virginia WoolfUna stanza tutta per sé, Newton Compton, pp. 40-41.

Il saggio romanzato di Virginia Woolf , Una stanza tutta per sé nasce dalla rielaborazione di due conferenze tenute nel 1928 in due College femminili. La stessa autrice in delle note autocritiche del 1929 lo definisce come un lavoro con molte opinioni condensate in una specie di gelatina rossa.
I temi portanti sono le “donne e la scrittura”, l’importanza per le donne di avere una indipendenza economica, 500 sterline l'anno, e una stanza tutta per sé dove poter scrivere e dare parola alla propria vocazione artistica. L’invito a scrivere in quanto donne non dimenticando però, come sosteneva Coleridge, che una grande mente è androgina, perché solo quando ha luogo quella fusione maschile-femminile che la mente diventa fertile e creatrice.
Il passo che ho riportato è tratto dal primo capitolo, Virginia Woolf confronta due ipotetici pasti in un College maschile ed uno femminile. Il pranzo nel College maschile caratterizzato dall’abbondanza, dalla raffinatezza della cucina e da un’atmosfera serena e stimolante per conversare. Mentre la cena nel College femminile è caratterizzata dalla frugalità dei piatti, per l’appunto come dessert prugne addolcite dalla crema, e da un’atmosfera poco stimolante per intavolare una conversazione. Dal confronto dei due pasti segue la riflessione dell'autrice che ho scelto come sorta di firma per il blog, che rispecchia ciò che penso del cibo come veicolo e legante sociale:
 Così com'è strutturato l'essere umano, il cuore, il corpo e il cervello sono mescolati, e non rinchiusi in contenitori isolati - come senza dubbio saranno tra un milione di anni - e una buona cena è molto importante per una buona conversazione. Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è cenato bene.


Prendo spunto dalle  “simboliche” prugne addolcite dalla crema di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf,  per presentare il contest interessantissimo  COOK THE BOOK di  Federica  Nella vita passata ero un pomodoro che chiede di elaborare una ricetta legata in qualche modo ad un libro che ci è piaciuto. Il saggio di Virginia Woolf sicuramente è da annoverare nel mio bagaglio. Trovo che sia un testo ancora attuale, da leggere e far leggere alle nuove generazioni…


Per il contest ho pensato ad un Coppetta di crema inglese addolcita da prugne secche e rinfrescata da foglioline di menta.









Ingredienti (per circa 5 coppette)
500 g di latte
5 tuorli d’uovo
180 g di zucchero
1 bustina di vanillina
15 prugne secche
alcune foglie di menta
zucchero a velo


Preparazione:
Si fa bollire il latte con la vanillina in una pentola di acciaio a fondo spesso. Nel frattempo si sbattano i tuorli e lo zucchero con la frusta; una volta ottenuto un composto omogeneo si versa nella pentola con il latte e si gira con un cucchiaio di legno fino a che la crema non si addensa. Sarà pronta quando rimarrà attaccato sul cucchiaio un sottile strato di crema.
Si lascia raffreddare, una volta fredda si versa nelle coppette si uniscono le prugne secche, si guarnisce con foglie di menta e si spolvera con un po’di zucchero a velo.









Cuochi da Biblioteca del blog di Anna Ultimissime dal forno





Autori in pentola del blog di Elisa Stasera si cena da noi!









Con questa ricetta partecipo alla raccolta dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea per la cucina del Regno Unito ospitato dal blog Food 4 thought











sabato 5 marzo 2011

Fettuccine dolci

Ogni Carnevale mia madre ci coccolava con i dolci tipici della festa: castagnole, ravioli dolci e le immancabili Fettuccine dolci. Fin da bambina non sono stata una grande amante dei dolci, ma le Fettuccine dolci della mamma erano speciali e irrinunciabili anche per una non gran golosa di dolci come me. Ricordo che le portavo - erano espressamente richieste- alle feste di Carnevale della scuola o casa delle amichette/i, riscuotevano sempre un gran successo.
Ho provato a cercare la ricetta tra i suoi appunti di cucina trascritti in vecchie agende, ma non l’ho trovata. Come immaginavo era una di quelle ricette che ricordava a memoria e non aveva bisogno di consultarla ogni volta.
Quest’anno, proprio parlando con una delle mie zie dei dolci di carnevale, sono riuscita a recuperare le dosi della sua ricetta.
Non sono venute proprio uguali, ma le sue erano speciali…








Ho trascritto la ricetta e la riporto nello stesso modo schematico.


 Ingredienti:
300 g di farina
2 cucchiai di zucchero
40 g di burro
3 uova
la scorza grattugiata di 3 limoni e di 3 arance non trattate
pizzico di vanillina
olio di semi di arachidi
zucchero a velo


Preparazione:
-Impastare la farina con le uova, lo zucchero, il burro fuso e il pizzico di vanillina
-Tirare la sfoglia abbastanza sottile.
-Cospargere la parte centrale della sfoglia di zucchero e la scorza grattugiata dei limoni e arance.
-Piegare la sfoglia prima un lato e poi l’altro e ripiegare di nuovo
-Tagliare a fettuccine larghezza di 1 cm circa.
-Friggerle in abbondante olio di semi – devono essere dorate -
-Scolarle su una carta del pane per evitare che si attacchi.
-Spolverare di zucchero a velo quando sono fredde.


Con questa ricetta partecipo al contest Mi dai la ricetta?  del blog di Barbara Spelucchino.





mercoledì 2 marzo 2011

Fagotto di broccolo, speck e Caciottone

Trovo che il broccolo oltre ad avere una bella forma ad albero, ha  stupende tonalità di colore. Ricordo che in un soggiorno a Catania, girovagando per un mercato, fui affascinata da dei banchi che vendevano broccoli e cavolfiori di una tonalità viola; un meraviglioso tappeto di colori.
Il broccolo oltre ad essere di un bella forma e colore è un ortaggio versatile che si sposa bene con altri ingredienti. Ho pensato di utilizzarlo come ripieno di un fagotto croccante. Al broccolo ho unito il sapore sapido-aromatico dello speck ed il sapore fresco e delicato del Caciottone biologico un formaggio semistagionato vaccino a pasta compatta.































Ingredienti:
1 rotolo di pasta briseè
1 broccolo (500 g circa)
100 g di speck
100 g di Caciottone biologico (o qualsiasi formaggio vaccino a piacere)
1 peperoncino piccolo (la quantità di peperoncino varia in base alla tipologia e ai gusti)
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine di oliva
sale



Preparazione:
Si monda il broccolo eliminando le foglie esterne e il torsolo; si divide a cimette e si lava. Si fanno scottare le cimette in abbondante acqua bollente per circa 5 minuti e si scolano.
In una padella si fa imbiondire l’aglio con l’olio extra vergine di oliva e il peperoncino si aggiungono le cime del broccolo  si sala e si fanno saltare per alcuni minuti.
In una teglia da forno si dispone il rotolo di pasta brisèe con la sua carta da forno, si versa nel centro le cime del broccolo saltate, lo speck e il formaggio tagliato a bastoncini. Si prende una parte di pasta e si piega sopra il ripieno, si bagna il bordo con l’acqua fredda e si piega l’altra parte della pasta; si preme con le dita in modo da sigillarlo e dargli una forma a fagotto. Si spennella tutta la superficie con dell’acqua e si praticano dei tagli in obliquo, a distanza di circa un cm l’uno dall’altro, per far si che esca il vapore. Si mette nel forno preriscaldato a 180° per circa 30 - 40 minuti. Si può servire sia tiepido che freddo.



Con questa ricetta partecipo al contest Ma sei proprio un broccolo!!! del blog di Eli Il Gamberetto

Il contest de Il Gamberetto



Scade il 31 marzo




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