giovedì 27 aprile 2017

Frittata di solo albumi di orzo perlato, carciofi e cipolotto di Tropea

Questa frittata nasce dalla necessità di dover consumare dell’orzo perlato che avevo in dispensa e degli albumi in frigorifero. Ho unito gli ultimi carciofi romaneschi, il cipollotto di Tropea, prezzemolo, menta e del pecorino romano grattugiato. 
Come dico spesso, le ricette nate dagli avanzi o da ingredienti da smaltire, regalano spesso delle sorprese. 



Frittata di solo albumi di orzo perlato, carciofi e cipolotto di Tropea



Ingredienti:

150  g di orzo perlato
40 g di pecorino romano
4 albumi
2 carciofi romaneschi
1 cipollotto di Tropea
prezzemolo
menta
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero


Preparazione:

Si fa cuocere l’orzo perlato come indicato nella confezione, si scola e si lascia raffreddare.
Si mondano i carciofi, si tagliano a spicchi. In una padella si fa soffriggere il cipollotto, si uniscono i carciofi e si fanno cuocere finché saranno morbidi, si sala, si pepa si unisce il prezzemolo e la menta tritati. 
In un ciotola si mettono gli albumi, si unisce un pizzico di sale e pepe nero, si sbattono poi si unisce  il pecorino grattugiato, i carciofi ed il cipollotto di Tropea. Si amalgama il tutto.
 In una padella si fa scaldare l’olio extra vergine di oliva, si trasferisce il composto, si copre con un coperchio e si lascia cuocere finché si sarà formata una crosticina. Con l’aiuto del coperchio si rovescia e si fa  cuocere l’altra parte. 
Si trasferisce su un piatto e si taglia a quadrotti.





lunedì 24 aprile 2017

Crostata con ricotta ed amarene sciroppate

E’ una crostata con la ricotta romana che è ottenuta dal latte intero di pecora, ed è prodotta principalmente nell'Agro Romano. Rispetto alle altre ricotte e più dolce ed in questo periodo dell’anno la preferisco, perché la trovo più buona. 
Alla ricotta ho aggiunto un po’ di Maraschino e le amarene sciroppate con parte del succo. 




Crostata con ricotta ed amarene sciroppate



Ingredienti :

per uno stampo da 20 o da 24 dipende da quanto si vuole alta

Per la base

250 di farina 00
100 g di burro freddo
100 g di zucchero semolato
1 uovo
pizzico di sale
1 cucchiaino di Maraschino 

Per il ripieno

500 g di ricotta romana 
30 g di zucchero semolato
10-15 amarene sciroppate
1 cucchiaino di Maraschino 


Preparazione:

In una ciotola si mette la farina setacciata il burro tagliato a pezzetti e un pizzico di sale; si lavora il tutto rapidamente con le punte delle dita. Si uniscono lo zucchero, l’uovo e il Maraschino; si lavora velocemente il tutto sempre con la punta delle dita, fino ad ottenere un impasto compatto liscio ed abbastanza elastico. Si forma un panetto si avvolge nella pellicola trasparente e si mette in frigo almeno per 1 ora.

In una ciotola si setaccia la ricotta romana, si aggiunge lo zucchero ed il Maraschino. Si lavora il tutto, si copre e si mette in frigo.

Trascorso il tempo di riposo della frolla, si toglie dal frigo e si lascia a temperatura ambiente per qualche minuto. Si prende gran parte della pasta si stende con un mattarello tra due fogli di carta forno; si forma un disco un po’ più grande dello stampo e aiutandosi con la carta forno si trasferisce nello stampo (la carta forno farà da rivestimento della tortiera), si sistema bene il fondo, si bucherella con i rebbi; si aggiunge il composto di ricotta, si livella bene, si “decora” con le amarene sciroppate e il loro succo. Con una parte della pasta accedente si forma un cordoncino.
Si mette in forno caldo a 180° C e si lascia cuocere per altri 40-50 minuti dipende dal forno, finché sarà dorata. Si sforna e si lascia raffreddare, poi si toglie dallo stampo e si lascia raffreddare del tutto.



Crostata con ricotta ed amarene sciroppate








giovedì 20 aprile 2017

Vignarola romana

La vignarola è un contorno di verdure tipico di questo periodo di Roma e d’intorni, composto da piselli, fave, lattuga, cipollotto, menta e gli ultimi carciofi romaneschi a cui viene aggiunto il guanciale. Si potrebbe dire che è un piatto che simboleggia il passaggio dall’inverno alla  primavera con le sue primizie.
Il nome rimanda al termine “vignarolo/a” che a Roma identifica coloro che coltivano e vendono le verdure al mercato. L’origine del piatto è dibattuta anche se fa pensare che provenga dalla zona dei Castelli,  famosa per i vigneti, e sia nata dai contadini che lavorano la vigna.
A parte questo, la vignarola è un contorno semplice e molto gustoso; si può servire tiepida, fredda anche come secondo piatto o antipasto in porzioni più piccole, oppure per condire la pasta. 
Si può fare solo di verdure, omettendo il guanciale, ma io lo consiglio. Insomma, per chi non la conoscesse, provatela!



Vignarola romana




Ingredienti:

200 g circa di piselli sgranati
200 g circa di fave sgranate
150 g di lattuga romana 
100 g di guanciale
2 carciofi romaneschi  o  4 carciofi di altra varietà
1 cipollotto fresco
alcune foglie di mentuccia romana
mezzo cucchiaio di vino
olio extra vergine di oliva
sale 
pepe nero

scaglie di pecorino romano a piacere


Preparazione:

Si mondano i carciofi e si tagliano a spicchi non tanto grandi.
In una padella si mette il guanciale tagliato a listarelle, il cipollotto tagliato a fettine, un po’ di olio e si fa imbiondire. Si uniscono i carciofi tagliati a fettine, si fanno andare a fuoco vivace per alcuni minuti, poi si aggiunge il vino si fa evaporare, si abbassa la fiamma si uniscono le fave (se sono grandi meglio togliere la pellicina) e i piselli si fa cuocere per 10-15 minuti aggiungendo se serve un po’ di acqua calda. Infine si unisce la lattuga tagliata a fettine, si fa appassire, si sala e si pepa.  I legumi ed i carciofi devono essere cotti, ma ancora con una certa consistenza. Alla fine si aggiunge la mentuccia romana.
Si lascia riposare, è preferibile consumarla tiepida o fredda.

Io l’ho servita su dei crostoni di pane ed ho aggiunto scaglie di pecorino romano.




giovedì 13 aprile 2017

Strudel salato ripieno di misticanza romana ed Asiago

E’ uno strudel salato ripieno di misticanza romana e dadini di formaggio Asiago; adatto come antipasto, come piatto unico e in questo periodo anche per le gite fuoriporta. 
Come ho scritto in un precedente post la misticanza nel territorio laziale indica un insieme di erbe spontanee quali: cicoria di campo,  borragine, crespigno,  dente di leone,  pimpinella ed altre, che si trovano ancora in questo periodo nei campi. 




Strudel salato ripieno di misticanza romana ed Asiago



Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
650 g circa di misticanza romana (un insieme di erbe spontanee)
250 g di Asiago o altro formaggio a pasta semi-morbida
1 spicchio di aglio
1 peperoncino
sale


Preparazione:

Si pulisce per bene la misticanza romana, si lava e si fa scottare, una volta cotta si scola e si strizza, si ripassa in padella con aglio, olio extra vergine di oliva e peperoncino. Un volta ripassata si fa raffreddare.
Si stende il rotolo di pasta sfoglia su una teglia da forno, si formano dei fori con la forchetta, si spolvera un po’ di pangrattato si distribuisce nel centro la misticanza, si aggiunge il formaggio tagliato a dadini, si copre il tutto prima con un lembo di pasta e poi con l’altro, si chiudono i lati verso l’interno per fare in modo di non far uscire il ripieno. Si fanno dei tagli obliqui sulla superficie, si sparge un po’ di latte, s’inforna nel forno caldo a 200° C, si lascia cuocere per 30 minuti circa, fino a dorare la superficie.
Si sforna e si lascia raffreddare prima di tagliarla.







Serena Pasqua!





lunedì 10 aprile 2017

Rigatoni con la pajata

La pagliata o meglio pajata è un tipico piatto della cucina romanesca che fa parte delle serie del “quinto quarto” come la trippa, la coda di bue o di vitello alla vaccinara. 
La pagliata è una parte dell'intestino tenue del vitello, manzo o agnello che contiene ancora il chimo quello che a Roma chiamano il “latte” per via della sua cremosità che dona al sugo la sua caratteristica bontà. 
Per alcuni anni è stata proibita l’Unione Europea per effetto delle restrizioni sanitarie adottate dopo la vicenda della sindrome da mucca pazza. Solo dalla primavera del 2015 è rientrata in commercio e sulle tavole delle osterie.
A parte questo, la pajata deve essere ben pulita acquistata dai macellai di fiducia, deve essere da latte altrimenti ha sapore amaro e viene detta “strisciata”.
A tal proposito c’è la famosa scena del Marchese del Grillo alla trattoria in compagnia di Olimpia mentre sta mangiando con gusto questo piatto le ricorda che “so’ budella”. 




Come tutte le ricette tipiche ci sono diverse versioni, da famiglia a famiglia, questa è quella che conosco.




Rigatoni con la pajata




giovedì 6 aprile 2017

Finocchi, cipolla di Tropea, carota gialla e viola al forno

L’abbinamento dei tre ingredienti: finocchi, cipolla rossa e carote, per me è vincente se poi sono gratinate lo è ancora di più. Invece questa volta ho utilizzato sì le carote, ma quelle giallo-viola di Polignano e le cipolle rosse di Tropea. Ho  avvolto tutti gli ortaggi da un’emulsione di miele, olio ed erbe aromatiche, provate già per la zucca, che ha reso il tutto molto gustoso e profumato. 



Finocchi, cipolla di Tropea, carota gialla e viola al forno



Ingredienti:

800 g circa di finocchi
500 g tra carote gialle e viola (Carote di Polignano)
400 g di cipolle di Tropea
1 cucchiaio di miele di acacia
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
semi di finocchio
timo
rosmarino
sale
pepe nero


Preparazione:

In un pentolino si fa scaldare l’olio extra vergine di oliva con il miele, semi di finocchio, timo, rosmarino, sale e pepe. 
Si mondano i finocchi si tagliano in quattro parti. Si mondano le carote e le cipolle si tagliano a metà. Si mettono in una placca da forno ricoperta di carta forno, si spennellano con l’olio e il miele aromatizzato. 
Si mette in forno caldo a 180°C per 20-30 minuti, finché saranno cotti.





lunedì 3 aprile 2017

Lumaconi al forno con carciofi e piselli




Luis Meléndez, Natura morta con carciofi e piselli in un paesaggio,
Collezione privata

L’ispirazione di oggi è questo quadro del pittore spagnolo Luis Egidio Meléndez, già stimolo per altri piatti (qui e qui). Questa volta invece dei cibi disposti disordinamene su una tavola, si vedono in terra dei carciofi, insieme a baccelli di piselli, con lo sfondo un paesaggio grigio e ventoso.
Gli ingredienti principali di oggi per questa pasta al forno sono, per l'appunto, i carciofi ed i piselli che caratterizzano i mercati di questo periodo.
Dopo averli cotti, parte li ho ridotti in purea e li ho aggiunti alla besciamella per condire i lumaconi, poi ho cotto il tutto al forno.





Lumaconi al forno con carciofi e piselli



Ingredienti:

400 g di lumaconi o altra pasta corta
4 carciofi romaneschi
200 g di piselli sgranati
1 cipollotto
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero

40 g di pecorino romano


Per la Besciamella

500 ml di latte intero
50 g di burro
50 g di farina 0
noce moscata
sale
pepe nero



Preparazione:

Si sbollentano i piselli per 5-8 minuti circa, si scolano e si mettono da parte. 
Si mondano i carciofi si tagliano a spicchi. In una larga padella si fa si fa imbiondire il cipollotto, si unisco gli spicchi di carciofi, si fanno cuocere per 15-20 minuti, si sala e si pepa.
In un boccale si mettono gran parte dei piselli e parte dei carciofi, si frulla il tutto ottenendo una purea.

Per la Besciamella: Si fa scaldare il latte in un bollitore, in una casseruola si fa sciogliere il burro, si unisce la farina, si gira fino a far assorbire la farina, si toglie dal fuoco e si unisce un po' alla volta il latte girando bene in modo di non formare grumi, poi si sala, si pepa e si aggiunge la noce moscata. Si rimette sul fuoco e si mescola fino a quando non si addensa, in questo caso non deve essere particolarmente densa.

Si porta ad ebollizione abbondante acqua per la pasta, si fanno cuocere i lumaconi e si scolano alcuni minuti prima della fine di cottura, si aggiungono alla purea di carciofi e piselli, si fa saltare il tutto. In una pirofila si mette una parte di besciamella, si versa la pasta condita e si ricopre con la restante besciamella, si fa amalgamare il tutto; si aggiungono i restanti spicchi di carciofi ed i piselli, si spolvera con il pecorino romano. Si mette in forno caldo a 200° C per 30-40 minuti circa, dipende dal forno, finché sarà tutto gratinato.





giovedì 30 marzo 2017

Involtini di borragine con scamorza ed alici in pastella

Sono degli involtini di foglie di borragine ripieni di filetti di alici sott’olio e un bastoncino di scamorza. Poi avvolti da un velo di pastella di acqua, farina ed olio extra vergine di oliva, infine fritti in abbondante olio di semi di arachide. Molto gustosi.




Involtini di borragine con scamorza ed alici in pastella





Ingredienti:

20 foglie di borragine
250 g di scamorza bianca
10 filetti di alici sotto’olio

Per la pastella

200 g circa di farina 0
200 ml di acqua fredda
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
sale

Per friggere

olio di semi di arachide


Preparazione:

In una ciotola si prepara la pastella versando la farina setacciata, l’acqua fredda, olio extra vergine di oliva e un pizzico di sale, si amalgama il tutto fino a quando il composto risulterà omogeneo. Si lascia riposare. 
Si  puliscono bene le foglie di borragine, si eliminano i gambi. 
Si taglia a bastoncini la scamorza ed a metà dei filetti di alici sott’olio, si mette su ogni foglia un bastoncino di scamorza e di mezza alice, si arrotola e si ferma con uno stuzzicadenti.  Si passano nella pastella facendo in modo di ricoprirli uniformemente.

Nel frattempo si fa scaldare abbondante olio di semi di arachidi, si immergono gli involtini pochi per volta, si fanno friggere fino a quando risulteranno dorati e croccanti. Si scolano e si mettono su carta assorbente o carta paglia per farli asciugare dall’olio in eccesso. 
Alla fine si aggiunge a piacere un po’ di sale.





lunedì 27 marzo 2017

Fusilli con pesto di misticanza romana

La misticanza o mesticanza nel territorio laziale indica un insieme di erbe spontanee raccolte nei prati delle campagna laziale quale:  cicoria di campo,  borragine, crespigno,  dente di leone,  pimpinella ed altre. Se non si è esperti e vicini alla campagna, come me, è difficile reperirli. Fortunatamente al mercato ho trovato un banco di verdura che ne è fornito, così ne ho comprato un bel po’. La trovo perfetta ripassata in padella con aglio, olio e peperoncino.
Ho utilizzato l’insieme di erbe per fare un pesto, ho unito gherigli di noci e per dargli una nota sapida ho aggiunto il pecorino romano.



Fusilli con pesto di misticanza romana





Ingredienti:


Per il Pesto di Misticanza

700 g di misticanza (un insieme di erbe spontanee)
70 g di gherigli di noci
40 g di pecorino romano
1 spicchio di aglio
1 peperoncino
olio extra vergine di oliva


400 g di fusilli



Preparazione:

Si mondano per bene le erbe, si lavano e si fanno scottare in acqua calda. Una volte cotte e scolate, si fanno raffreddare. 
In un boccale si mettono le erbe cotte ben strizzate, i gherigli di noci, perorino romano, il peperoncino e l’aglio, si aziona il minipiner ed a filo si aggiunge l’olio extra vergine di oliva. Si ottiene un pesto.

Si porta ad ebollizione l’acqua per la pasta, si cuoce al dente, si versa in una largo recipiente dove si è aggiunto il pesto di misticanza e si amalgama il tutto. 

A piacere si può aggiungere altro pecorino e gherigli di noci tagliate grossolanamente.




misticanza romana









giovedì 23 marzo 2017

Finocchi caramellati con formaggio cremoso di capra

Anche questa ricetta è tratta dal libro di Yotam Ottolenghi Plenty. Lui utilizza nella ricetta una cagliata di capra, io ho utilizzato del formaggio cremoso di capra, ma può essere sostituiti con altro formaggio caprino come la Feta suggerito da  Federica, nel gruppo Facebook dedicato a Yotam Ottolenghi, e da Dauliana



Finocchi caramellati con  formaggio cremoso di capra





Ingredienti:

4 finocchi 
40 g di burro non salato
2 cucchiai di zucchero extra fine
1 cucchiaino di semi di finocchio
1 spicchio d'aglio pestato
50 g di aneto sminuzzato (io barbe di finocchio)
la scorza grattugiata di un limone
3 cucchiai olio extravergine di oliva 
sale 
pepe nero

140 g cagliata di capra o formaggio caprino giovane e cremoso (io formaggio cremoso di capra)



Preparazione:

Si mondano i finocchi si tagliano a fette di 1-1,5 cm circa.
In una padella si fa sciogliere il burro con dell’olio extra vergine di oliva, si fanno dorare i finocchi pochi alla volta. Una volta cotti si mettono da parte.
Nella stessa padella si mette lo zucchero, i semi di finocchio, il sale ed il pepe. Si fa sciogliere lo zucchero e si aggiungono i finocchi per farli caramellare. Una volta caramellati, si spegne il fuoco e si aggiunge l’aglio schiacciato, si fa aromatizzare.
Si servono cosparsi con l’aneto (io barbe di finocchio) e la scorza di limone. Sopra si aggiunge un formaggio di capra (io un formaggio cremoso di capra).





lunedì 20 marzo 2017

Spaghetti con agretti al limone e mimosa di uovo

Ho una passione per gli agretti, barba di frate o conosciuti con altri nomi, forse sarà che si trovano solo per poco tempo in questo periodo. L’unione con il limone è perfetto, così l’ho utilizzato per condire gli spaghetti a cui ho aggiunto alla fine il tuorlo d’uovo sodo sbriciolato ottenendo l’effetto mimosa, in tema con questo mese primaverile.



Spaghetti con agretti al limone e mimosa di uovo




Ingredienti:

400 g di spaghetti
40 g di pecorino romano
1 mazzo di agretti, o barba di frate (300 g circa)
2 uova
1 limone grande
olio extra vergine di oliva
sale 
pepe nero


Preparazione:

Si puliscono gli agretti eliminando le radici, si lavano bene. Si fanno bollire in acqua calda per alcuni minuti. Si scolano e si mettono da parte.
Nel frattempo in un pentolino con dell’acqua si fanno cuocere le uova, finché non sono sode, si lasciano raffreddare. Si sgusciano si tagliano a metà e si divide l’albume dal tuorlo. Con una forchetta o con un colino a maglia fitta si sbriciola il tuorlo per ottenere la mimosa.
Si porta ad ebollizione l’acqua per la pasta, si sala e si buttano gli spaghetti. 
In una larga padella si mette un filo di olio extra vergine di oliva, il succo di limone, si fa insaporire un po’ si aggiunge il pepe nero ed un mestolo di acqua di cottura della pasta; si scola la pasta al dente, (lasciando alcuni mestoli di acqua di cottura), si versa nella padella si aggiungono gli agretti, si fa saltare si unisce un po’ di pecorino grattato. S’impiatta si aggiunge un filo di olio extra vergine di oliva, pecorino grattato, infine il tuorlo d’uovo a mimosa.





Con questa ricetta partecipo al contest "the mystery basket" di La mia famiglia ai fornelli, ospitato questo mese dal blog I biscotti della zia 









giovedì 16 marzo 2017

Crema Catalana

Partiamo quindi dal piatto che si può a pieno titolo definire catalano, ovvero la crema catalana: che molto confondono con la crème brûlée , ma che si differenzia dalla sua cugina d’oltralpe per la presenza del latte invece della panna, oltre che per la tecnica di cottura, visto che la catalana viene preparata su fornello, mentre la brûlée è cotta a bagnomaria in forno.
Narrano le leggende che tale crema abbia origine dalla visita di un vescovo in un monastero, le cui monache decisero di onorare il porporato preparandogli un budino di uova e farina. Purtroppo, il dolce non si rassodò a sufficienza, e così una novizia pensò di cospargerlo di zucchero e di caramellarlo premendoci sopra la padella rovente. Il vescovo, vistosi servire un dolce che presumeva essere freddo, se ne servì una sacra cucchiaiata e se la mise in bocca senza avvedersi che, in realtà, l'oggetto era vicino alla temperatura di fusione del tungsteno: da qui, l'esclamazione di sorpresa "¡crema!", ovvero, in catalano, "brucia!"
Questo dolce un tempo veniva servito esclusivamente per la festa di San Giuseppe, e per questo motivo è noto anche come San Josep ...
 Marco Malvaldi, La famiglia Tortilla, 2014



 Questo è un racconto di viaggio a Barcellona di Marco Malvaldi con la moglie Samantha e il figlio Leo. E’ un racconto che si snoda tra ristoranti, taperias e mercati per gustare e consigliare ai lettori la cucina catalana; descrivendo i vizi, virtù oltre la storia a cui è legato ogni piatto. La famiglia Tortilla fa parte di una collana di guide gastronomiche di alcune città, elaborate non da esperti del settore, bensì da scrittori.  Come scrive l’autore “Lo scopo di questo libro, quindi, è di farmi venire appetito”. 

E sì, l’appetito è caduto su questo dolce al cucchiaio catalano che adoro, legato in Catalogna alla festa di San Giuseppe conosciuto anche come Crema de San Josep, la Crema catalana. Mi sono ricordata che avevo segnata una ricetta proposta alcuni anni fa da Assunta. La ricetta è di un pasticciere catalano di Palmos, fu condivisa da Pietro Stramba-Badiale del newsgroup it.hobby.cucina e poi riprese negli anni da altri foodblogger. 





Crema Catalana




Ingredienti: 

per 6 coppette

1 litro di latte intero fresco    
6 tuorli d'uovo                
250 g di zucchero semolato (oppure 200 g  di zuccero semolato e 50 g di zucchero di canna)
50 g di maizena                                            
la buccia intera di un limone
1 stecca di cannella

Preparazione:

Si mette in un tegame sul fuoco il latte con la buccia di limone e la cannella, si porta ad ebollizione, si toglie dal fuoco e si lascia raffreddare, mescolando per evitare la formazione della pellicola in superficie. Una volta freddo si preleva una tazza circa di latte e si aggiunge la maizena.
Si montano i tuorli con 200 g di zucchero semolato, si aggiunge il latte raffreddato e si mette sul fornello a fuoco basso, girando con un cucchiaio di legno. Quando la crema inizia a rapprendersi si unisce a filo il latte con la maizena, si continua a mescolare fino a quando non si sarà ben addensata. 

Si versa in coppette di coccio o di ceramica e si lascia raffreddare a temperatura ambiente, poi si mette in frigorifero per 2 ore circa. Al momento di servire si cosparge con lo zucchero (di canna) e si caramella. 
Chi non ha  l’apposito disco in ghisa ben rovente con il manico lungo chiamato “ferro per cremar”, o il cannello caramellizzatore, può mettere le coppette nella parte alta del forno ed accendere il grill alla massima potenza fino a quando lo zucchero si caramellizza, formando la crosticina.




Crema Catalana







giovedì 9 marzo 2017

Fusi di pollo all'arancia, zenzero ed erbe aromatiche

L’abbinamento carne di pollo ed agrumi mi è sempre piaciuta, se poi si aggiungono le erbe aromatiche, la dolcezza del miele che regala anche un po’ di “lucentezza” ed il piccantino dello zenzero, mi piace molto di più. Per questa ricetta ho preso spunto da qui, poi ho modificato e aggiunto qualcosa in base ai miei gusti. 




Fusi di pollo all'arancia, zenzero ed erbe aromatiche



Ingredienti:

8 fusi di pollo
2 arance Navel
2 cucchiaini di miele di acacia
1 cm di radice di zenzero
aghi di rosmarino
foglie di salvia
fili di erba cipollina
olio extra vergine di oliva


Preparazione:

Si spremono le arance, si mette il succo in una ciotola che possa contenere anche i fusi di pollo, con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, miele, zenzero, pepe nero, aghi di rosmarino, salvia, alcuni fili di erba cipollina tagliuzzata, si emulsiona un po'. Si lasciano i fusi a marinare in frigorifero per 2 ore circa.

Passati il tempo della marinatura, si trasferiscono con la loro marinata in una teglia da forno con i bordi abbastanza alti. Si mettono in forno caldo a 180° C per 60 minuti circa, dipende dal forno, fino a quando il pollo sarà dorato e leggermente croccante. 
Si tolgono i fusi, si fa ristringere nel fornello il fondo di cottura rimasto, stemperando un po’ di farina. Si servono i fusi e si irrora con l’intingolo.





lunedì 6 marzo 2017

Risotto allo zafferano di Navelli e guanciale

Per questo risotto allo zafferano ho utilizzato il pregiato, è il caso di dire, zafferano della piana di Navelli località poco distante da L'Aquila, territorio a cui sono particolarmente legata.
Lo zafferano in Abruzzo è coltivato da secoli, ciò si deve ad un frate domenicano Domenico Santucci che portò dalla Spagna, intorno al 1300, i preziosi pistilli iniziando la coltivazione sull’Altopiano di Navelli e nelle zone circostanti, caratterizzandone l’economia.
Ai pistilli di zafferano è legato anche un dipinto murale. Si racconta che nel 1599 un pittore napoletano di passaggio chiese di riposarsi in una stazione di posta nei pressi di Navelli, ma non avendo soldi l’oste lo fece dormire nella stalla. Durante la notte al pittore apparve in sogno la Madonna chiedendogli un ritratto; il mattino seguente non avendo colori, utilizzo lo zafferano trovato in cucina e raffigurò sul muro della stalla una Madonna con il bambino. In poco tempo la raffigurazione fu denominata dalla comunità locale come la Vergine dello Zafferano divenendo meta di devozione e di miracoli. Ciò portò la costruzione di una chiesa, oggi denominata chiesa della Madonna dell’Arco di Civitaretenga.




Risotto alla zafferano di Navelli e guanciale




Ingredienti:

380 g di riso Carnaroli
100 g di guanciale
10 g circa di pistilli di zafferano io di Navelli
80 g di Parmigiano Reggiano
1, 5 litri di brodo vegetale (carota, cipolla dorata, sedano, un po’ di passata di pomodoro)
1 cucchiaio di vino bianco secco
sale
pepe nero


Preparazione:

In una tazza con il brodo vegetale caldo si mettono i pistilli di zafferano e si lasciano in infusione minimo 30 minuti.
In una padella calda si mette a scottare il guanciale tagliato a listarelle. Una volta scottate, si tolgono dal grasso in eccesso e si mettono da parte.
In un boccale di un minipiner si mettono gli odori del brodo vegetale (carota, cipolla dorata, sedano), si frullano ottenendo una purea.

In un tegame si fa tostare il riso, si sfuma con il vino e poi si aggiunge un mestolo di brodo vegetale, si gira e si prosegue la cottura aggiungendo il brodo ogni volta che il precedente è stato assorbito. A metà cottura si aggiunge il brodo con lo zafferano e la purea degli adori, si prosegue la cottura aggiungendo gradatamente il brodo vegetale e girando. A fine cottura si toglie dal fuoco, si manteca con due cucchiai di parmigiano grattugiato, si aggiungono le listarelle di guanciale, il pepe nero e si gira. Si copre e si lascia riposare.
Si serve aggiungendo a piacere altro parmigiano grattugiato.




Zafferano di Navelli










giovedì 2 marzo 2017

Carciofi gratinati

Sempre grazie a lei sono venuta a conoscenza di questa ricetta e soprattutto del magnifico libro di cui è tratta Plenty di Yotam Ottolenghi. Il libro è una raccolta di ricette elaborate per una rubrica del quotidiano Guardian, nell’inserto Weekend, sulla cucina vegetariana. Come mette in evidenza Ottolenghi nell’introduzione, rimase sorpreso che il quotidiano scelse un non vegetariano per parlare di cucina vegetariana. Dai primi tentennamenti, si rese conto che la scelta da parte del quotidiano derivava dal fatto che era diventato famoso per ricette a base di verdure e cereali, e l’essere cresciuto con varie culture culinarie, specialmente quella mediorientale, piena di verdure, legumi e cereali, aveva facilitato l'ideazione di piatti che potevano essere apprezzati dai vegetariani e da persone che avevano scelto una alimentazione prevalentemente a base di verdure, legumi e cereali. Nel libro ci sono molte ricette con l’utilizzo di uova e prodotti caseari, come in questo caso, ma per alcune ricette possono essere benissimo sostituiti o eliminati. 



Carciofi gratinati




Ingredienti: 

20 carciofi di media grandezza
150 g di ricotta (io di pecora)
2 cipolle medie, affettate sottilmente
3 cucchiai di timo
6 cucchiai di prezzemolo
6 cucchiai di parmigiano grattugiato
la buccia grattugiata ed il succo di 4 grandi limoni
60 ml di olio extra vergine d’oliva
sale
pepe bianco


Per la besciamella

50 g di burro non salato
50 g di farina 00
200 ml  di acqua
200 ml di latte
sale


Preparazione:

Si mondano i carciofi, si tagliano a metà e si toglie la barba interna, si tagliano a fette di 5 mm di spessore. Si mettono in una pentola con acqua e succo di limone, si fanno bollire per 5 minuti fino quando non saranno teneri.

In una padella si fa imbiondire la cipolla, si aggiunge il sale ed il pepe. Una volta dorato si aggiungono i carciofi, la scorza di limone, il timo ed il prezzemolo, si mescola il tutto.

Si prepara la besciamella, si fa sciogliere in un tegame il burro, si aggiunge la farina e si mescola, si aggiunge il latte con l’acqua, si gira con una frusta fino che si sarà formata una salsa cremosa.  Si aggiungono i carciofi, si mescola. Si versa il tutto in una pirofila oleata, si fanno dei buchi nel composto e si mette la ricotta. Si copre con un foglio di alluminio e si fa cuocere per 30 minuti a forno caldo a 190° C.
Passato il tempo si toglie il foglio di alluminio e si spolvera con il formaggio grattugiato. Si aumenta la temperatura a 210° C e si continua a cuocere per 15/20 minuti o fino a quando si forma una leggera crosticina. Si servono caldi.





lunedì 27 febbraio 2017

Migliaccio dolce

La voglia di questo dolce tipicamente campano, mi è tornata vedendo il post di Fausta. Così ho rispolverato una vecchia agenda dove avevo una ricetta che è molto simile a quella proposta da Fausta.  Come ogni ricetta tradizionale, ci sono tante versioni quante sono le famiglie. Ma cos’è il Migliaccio? 
Per chi non lo conoscesse, in Campania indica una torta bassa di semolino ed è generalmente proposta  per il Martedì Grasso sia nella versione dolce con ricotta, latte, scorza di limone, che in quella salata con ciccioli di maiale, provola di bufala e pezzetti di provolone.
Il termine deriva dal latino miliaceus che indicava la farina di miglio, che al tempo dei romani era l’ingrediente principale per un pane dei poveri, una sorta di schiacciata, chiamata miliaccium
Negli anni in varie regioni italiane come in Toscana, Emilia e Marche il Migliaccio indicò una torta contadina composto di farina di miglio e sangue di maiale, realizzata nel periodo di macellazione dell’animale. 
Sembra che anche in Campania in origine fosse una torta di sangue di maiale e miglio, sostituito quest'ultimo dal semolino nel XVIII.   




Migliaccio dolce




Ingredienti:

125 g  di semolino  
150 g di ricotta di pecora  
130 g di zucchero
125  ml di latte intero
125 ml di acqua
20 g di burro     
2 uova                  
la scorza grattata di un limone
scorze candita di limone o cedro a piacere
pizzico di cannella
zucchero a velo per guarnire


Preparazione:

In un tegame si mette il latte, l’acqua, il burro e parte della scorza del limone. Si porta a bollore e si versa a pioggia il semolino, si mescola continuamente fino a quando il composto si stacca dalle pareti del tegame.
Si setaccia la ricotta, si aggiungono le uova, lo zucchero, la cannella, la restante scorza grattata del limone, le scorze candite a piacere.
Si unisce il semolino con la ricotta formando un impasto cremoso. Si verso il tutto in una stampo  e si cuoce  in forno caldo a 200° C per circa 40-45 minuti fino a quando la superficie sarà cotta.
Si toglie dal forno e si fa raffreddare, infine si  spolverare con lo zucchero a velo.





Migliaccio dolce





giovedì 23 febbraio 2017

Spaghetti con cipolla rossa e carote colorate

Carote colorate? Eh sì! Perché il colore delle carote non è solo arancione; in natura si possono trovare di vari colori viola scuro, bianche, gialle tenue, giallo, rosse. La prova, come sempre in questi casi, la fornisce la pittura; uno degli esempi è un quadro di un pittore del XVI-XVII secolo Juan Sánchez Cotán, Natura morta con cardo e carote, dove si possono vedere carote di colore scuro.
La carota arancione si sviluppò solo dal XVI secolo nei Paesi Bassi, grazie ai contadini olandesi che sembra abbiano intensificato la coltivazione di una varietà  locale di colore giallo arancia;  pian piano questa tipologia di carota si diffuse in Europa e fu sempre più preferita alle altre, in particolare a quelle viola, per il sapore più dolce e perché non rilasciava pigmenti scuri (antociani) durante la cottura, che colorava troppo le pietanze oltre che le mani. 
Finalmente al mercato sono riuscita a trovare le carote colorate. Da tempo sapevo che erano tornate in commercio grazie a dei coltivatori pugliesi che custodivano delle sementi antiche; sto parlando delle Carote di Polignano a Mare (località a pochi chilometri da Bari) dette anche carote giallo-viola di Polignano, riconosciute come presidio Slow Food. 
Queste bellissime carote dai molti colori: giallo, viola oltre che arancio le ho utilizzate per condire degli spaghetti, le ho tagliate a nastri ed ho unito la cipolla rossa, profumato il tutto con timo fresco e una spolverata di pecorino romano, per dare una nota sapida.
Semplice, colorato e buono per gli amanti dei colori in tavola e delle carote...




Spaghetti con cipolla rossa e carote colorate





Ingredienti: 

500-600 g di carote tra arancioni, gialle e viola (Carote di Polignano)
380 g di spaghetti
30 g di pecorino romano
1 cipolla rossa media
timo fresco
olio extra vergine di oliva
sale
pepe nero


Preparazione:

Si pelano le carote si tagliano con una mandolina in strisce sottili, si mettono da parte.
Si monda la cipolla si taglia a fettine sottili, si mette a stufare a fuoco lento in una padella con olio extra vergine di oliva, si sala, si pepa. Quando e cotta si aggiungono le strisce di carote, si fanno saltare per alcuni minuti, devono rimanere croccanti, si aggiunge il timo fresco, si gira e si spegne. Una parte delle carote e delle cipolle si mette da parte.
Si porta ad ebollizione l’acqua per la pasta, si cuoce al dente, si scola e  si lascia un mestolo di acqua di cottura della pasta, si versano gli spaghetti nella padella con l’acqua di cottura, si aggiunge un po’ di formaggio grattugiato e di pepe nero, si fa saltare. S’impiatta e si aggiunge un filo di olio extra vergine di oliva, le carote e cipolle messe da parte e una spolverata di formaggio grattugiato.




lunedì 20 febbraio 2017

Zite con scarola, olive verdi, capperi e Conza

Questo piatto unisce due preparazioni, oltre che prodotti tipici, di due regioni a cui sono affezionata la Campania e la Sicilia. 
Le zite, tipico formato di pasta molto in uso nella cucina meridionale, sono condite con la scarola riccia  alla napoletana, vale a dire saltata in padella con olive, capperi, uva passa e pinoli; ma invece di aggiungere i pinoli, ho alla fine spolverato il piatto con la Conza pantesca, conosciuta grazie a Rossella.
La Conza è un tipico condimento dell’isola di Pantelleria a base di mollica di pane tostato, mandorle tostate a cui possono essere aggiunti altri ingredienti come erbe aromatiche, formaggio ecc..; può essere utilizzata sulla pasta, sulle verdure, sul pesce e dona quel tocco in più al piatto. 



Zite con scarola, olive verdi, capperi e Conza




Ingredienti:

350 g di zite
1 cespo di scarola riccia
50 g di olive verdi denocciolate (sarebbe meglio quelle di Gaeta)
40 g di uva passa
10 g di  capperi
2 filetti di alici sott’olio
1 spicchio d'aglio
1 peperoncino
olio extravergine di oliva
sale 


Preparazione:

Si mette ad ammollare in acqua calda l’uva passa. 
Si monda la scarola, si lava bene. In una larga padella si fa imbiondire l’aglio con il peperoncino, filetti di alici in olio extra vergine di oliva. Si mette la scarola, si copre e si lascia appassire un po’, poi si aggiungono le olive tagliate a rondelle, i capperi dissalati e l’uva passa, si continua la cottura.  
Nel frattempo si porta ad ebollizione l’acqua per la pasta. Si spezzano le zite in due e si fanno cuocere, una volte cotte si scolano e si mettono nella padella con la scarola si saltano. Si servono e si aggiunge su ogni piatto la Conza.





Conza Pantesca


Conza



Ingredienti:

100 g di mollica di pane ridotta a piccolissimi pezzi
50  g di mandorle tostate 
origano (mia aggiunta)
1 peperoncino
2 cucchiai di pecorino grattugiato 
olio extra vergine di oliva
sale


Preparazione:

Si fa tostare la mollica di pane in padella calda, si aggiungono le mandorle tostate e tritate , il peperoncino e un pizzico di sale. Si fa tostare fino a che diventa dorato. Si toglie dal fuoco e si aggiunge pecorino grattugiato, l’olio extra vergine di oliva, e nel mio caso l'origano.
Si mantiene per alcuni giorni in un contenitore.






giovedì 16 febbraio 2017

Panini speziati con burger di cappone in salsa agrodolce

Questi panini sono la variante dei Panini speziati con burgers di maiale in salsa agrodolce; questa volta per i burgers al posto della carne di maiale ho usato la carne di cappone lessa (utilizzata per il brodo), poi condita con zenzero, coriandolo, cipollotto fresco e peperoncino, aromatizzati con una salsa agrodolce di soia e miele. 



Panini speziati con burger di cappone in salsa agrodolce






Ingredienti:

Per 4 panini



Per i panini speziati

300 g di farina 0
50 g di farina di semola di grano duro più quella per lo spolvero
250 ml circa di acqua (dipende dall’assorbimento della farina)
 2 g di lievito secco
mezzo cucchiaino di miele o zucchero
mezzo cucchiaino di curcuma
mezzo cucchiaino di paprika
foglie di timo fresco o secco quantità a piacere
foglie di timo limonato 
foglie di salvia
sale fino


Per i burgers di cappone

600 g circa di carne di cappone lessa (quella utilizzata per il brodo)
1 cipollotto fresco compresa la parte verde
1 cm di radice di zenzero fresco
1 ciuffo di coriandolo fresco
1 peperoncino
olio extra vergine di oliva
sale


Per la salsa agrodolce

3 cucchiai si salsa si soia
1 cucchiaio scarso di miele di acacia


Per accompagnare

350 g di cavolo cappuccio
aceto di mele
olio extra vergine di oliva
sale

4 fette di caciottina morbida 


Preparazione:

Per i panini speziati: si fa riscaldare l’acqua (deve essere tiepida), si versa una parte su un bicchiere si aggiunge il lievito ed il miele, si lascia sciogliere per alcuni minuti. Si miscelano le due farine in un’ampia ciotola si versa la metà delle due farine miscelate si aggiunge il lievito e si mescola, si aggiunge un po’ per volta l’acqua si continua a mescolare poi si aggiungono le spezie e le erbe aromatiche tritate. Si continua a mescolare, appena l’impasto si stacca dalle pareti, si trasferisce sulla spianatoia e si continua a lavorare fino a quando i liquidi saranno ben assorbiti. Per dare forza all’impasto si fanno alcune pieghe di sovrapposizione, si forma una pagnotta e si copre, lasciandola riposare per 30 minuti. Una volta trascorso il tempo si dividono in tanti parti, si formano dei panini tondi si spolverizza una teglia con la farina di semola di grano duro e si sistemano ben distanziati l’uno dall’altro. Si coprono con un telo e si lasciano lievitare fino al raddoppio.  Una volta lievitati, si spennella la superficie superiore con dell’olio extra vergine di oliva e si aggiunge un po’ di sale fino.
Si fa riscaldare il forno alla massima temperatura, sul fondo si mette una bacinella con dell’acqua per creare vapore, poi s’infornano nella parte mediana e si lasciano cuocere per 25-30 minuti, dipende dal forno. Si sforna e si lasciano raffreddare su una griglia.


Per i burgers di cappone e la salsa agrodolce: in un mixer si mette la carne di cappone lessa, si aggiunge il cipollotto, il coriandolo e il peperoncino tagliati finemente. Si sala, e si aggiunge lo zenzero grattugiato e l’olio extra vergine di oliva. Si frulla il tutto per bene, si lascia il composto a riposare in frigorifero per 1 ora circa. Passato il tempo di riposo, si formano prima delle polpette e poi si schiacciano a formare dei burger, si mettono su una padella calda con un filo di olio extra vergine di oliva e si cuociono per bene prima da una parte per 5-6 minuti e poi dell’altra. Una volta cotti, si tolgono dalla padella e si mettono da parte al caldo. Nella stessa padella dove si sono cotti i burgers, al fondo di cottura si unisce la soia ed il miele di acacia, si mescola e si fa cuocere per 1-2 minuti.

Per il cavolo cappuccio: si taglia a listarelle e si condisce con il sale, si lascia riposare per 5-10 minuti, poi si strizza un po’ con le mani per togliere l’acqua in eccesso, si condisce con l’olio extra vergine di oliva e aceto di mele.







lunedì 13 febbraio 2017

Rigatoni con crema di cardi e prosciutto crudo

Tra gli ortaggi invernali il cardo gobbo è tra i miei preferiti,  in questo piatto di oggi è l’ingrediente principale. Dopo averlo cotto l’ho ridotto in crema per condire la pasta, in questo caso i rigatoni, poi alla fine ho unito la sapidità del prosciutto crudo di Campocatino affumicato, un salume proveniente dal cuore della Ciociaria (Frosinone), che ben si è unito al sapore leggermente amarognolo del cardo.




Rigatoni con crema di cardi e prosciutto crudo



Ingredienti:

350 g di rigatoni
1 pianta di cardo gobbo di 800 g circa
100 g di prosciutto crudo io Campocatino affumicato
40 g di pecorino romano
1 spicchio di aglio 
1 peperoncino
olio extra vergine di oliva




Preparazione:

Si monda il cardo e si taglia a pezzi. Si porta l’acqua ad ebollizione, si lessa per 20-30 minuti, si scola e si lascia raffreddare. Una volta raffreddato una parte si taglia a listarelle, il resto si mette in un boccale del frullatore in immersione con il pecorino romano, pepe nero ed olio extra vergine di oliva. Si frulla il tutto fino ad ottenere una crema.
In una pentola si fa imbiondire l’aglio ed il peperoncino tagliato a pezzetti in olio extra vergine di oliva, si aggiungono le listarelle di cardo, si sala e si lascia cuocere per 5-8 minuti, devono essere ancora abbastanza croccanti. Si trasferisce su un piatto.

Si porta ad ebollizione l’acqua, si buttano i rigatoni, si fanno cuocere si scolano al dente e si tiene da parte un po’ di acqua di cottura della pasta, si trasferisce nella padella dove si sono ripassati i cardi, si aggiunge la crema di cardi e si aggiunge un po’ di acqua di cottura della pasta, si fa insaporire. S’impiatta e si aggiunge su ogni piatto le listarelle di cardi, ed il prosciutto crudo tagliato.




giovedì 9 febbraio 2017

Crostone con pesto di radicchio di Treviso, speck e Montasio

Su questo crostone ho messo un pesto di radicchio di Treviso, noci, nocciole e formaggio Montasio. Poi sopra ho aggiunto lo speck appena scottato in padella ed infine ho aggiunto scagliette di Montasio.
Questo crostone per via degli ingredienti, soprattutto per lo speck ed il Montasio, potrebbe essere chiamato anche Crostone di montagna.



Crostone con pesto di radicchio di Treviso, speck e Montasio




Ingredienti:

4 fette di pane di grano duro
4 fette di speck
30 g di Montasio

Pesto di  radicchio

1 cespo di radicchio di Treviso
30 g di gherigli di noci
30 g di nocciole tostate
30 g di Montasio
olio extra vergine di oliva
pepe nero
sale


Preparazione:

Si monda e si lava per bene il radicchio rosso di Treviso, si taglia a pezzi e si lascia 10 minuti in acqua fredda in modo da togliere un po’ l’amaro. Si mette in boccale per il mixer, con la frutta secca, ed un po’ di Montasio e l’olio extra vergine di oliva. Si azione il mixer per alcuni istanti. Si aggiunge il pepe nero e un pizzico di sale.

Nel frattempo si fa bruscare il pane nel forno, deve essere ancora un po’ morbido, si spalma il pesto di radicchio nella fetta bruscata, si depositano sopra le fette di speck appena scottate in padella, infine si aggiunge il Montasio grattugiato.






lunedì 6 febbraio 2017

Pasta patate e provola affumicata

Ho sempre avuto la passione per la Pasta e patate che preparava mia madre, per me il suo ricordo rappresenta una vera coccola. Questa volta ho preso spunto dalla ricetta napoletana con l’aggiunta della provola affumicata, che ho letto qui. Ho apportando qualche variazione negli ingredienti per via della reperibilità regionale e stagionale. Che dire una bontà!




Pasta patate e provola affumicata




Ingredienti:

300 g di pasta mista corta trafilata a bronzo (io ziti spezzati) 
800 g di patate 
200 g di provola affumicata
100 g di pancetta (io guanciale)
30 g circa di parmigiano reggiano 
6 pomodorini del piennolo (io 2 pomodori pelati)
1 costa di sedano
1 cipolla bianca
1 spicchio di aglio
basilico (io aghi di rosmarino e timo)
sale 
pepe nero 



Preparazione:

In una pentola piuttosto profonda  si fa soffriggere in olio extra vergine di oliva la cipolla tagliata fine, con il sedano, si uniscono le patate tagliata a tocchetti si fanno insaporire, si unisce la pancetta, io il guanciale tagliato a tocchetti. Si fa cuocere finché le patate si ammorbidiscono poi si aggiungono i pomodori pelati, gli aghi di rosmarino e timo, si sale e si pepa. Quando le patate saranno cotte si aggiunge acqua calda per far cuocere la pasta, non deve essere molta, si mette la pasta e si porta a cottura mescolando. Una volta cotta al dente, si spegne il fuoco e si aggiunge il parmigiano grattato,  la provola tagliata a toccheti, si mescola, sempre da un verso, finche sarà sciolta. Si aggiunge un filo di olio extra vergine di oliva e si serve.





giovedì 2 febbraio 2017

Pollo arrosto con clementine e finocchi

“Gli intensi aromi riversati in gran quantità sul povero pollo - arak, senape, finocchio, clementine con la scorza, zucchero bruno - riescono in qualche modo a fondersi dando luogo a un cibo gratificante al quale avrete sempre voglia di tornare. Servite con riso al naturale o con bulgur”
 Yotam Ottolenghi, Sami Tamimi, Jerusalem, 2012



 Sono le parole che presentano questa ricetta nel libro Jerusalem di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi; libro prezioso è il caso di dire, da cui ho tratto altre ricette oltre che ispirazione: Cake al semolino, cocco e marmellata di arancia; Melanzane e carote al forno condite con Chermoula; Hummus
La ricetta l’avevo adocchiata da tempo, ma non l’avevo ancora provata; mi è venuta subito voglia di provarla dopo aver visto la foto di Dauly
Nella ricetta originaria è presente l'Arak un liquore dal sapore di anice, che ho sostituito con la Sambuca, più comune in Italia. 
Che dire di questo pollo… un profumo ed un sapore magnifico. Lo consiglio.



Pollo arrosto con clementine e finocchi




Ingredienti:

100 ml di Arak o Ouzo o Pernod (io Sambuca)
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
3 cucchiai di succo di arancia
3 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di senape in grani
3 cucchiai di zucchero bruno chiaro (io zucchero di canna)
2  finocchi medi (500 g circa)
1 pollo ruspante diviso in 8 parti senza eliminare la pelle, oppure l'equivalente del peso in cosce con la pelle e le ossa
4 clementine con la buccia (400 g circa), affettate orizzontalmente in fette di 5mm circa
1 cucchiaio di timo 
2,5 cucchiaini di semi di finocchio leggermente pestati
sale 
pepe nero 
prezzemolo sminuzzato per guarnire (io barbe di finocchio)



Preparazione:

In una larga ciotola si mette, il liquore, l’olio extra vergine di oliva, il succo di arancia, di limone la mostarda in grani e lo zucchero. Si mescolano bene. Si puliscono i finocchi si tagliano a metà, poi di nuovo a metà infine in due spicchi; si aggiungono insieme al pollo a pezzi all’emulsione, poi si unisce il timo, i semi di finocchio e le clementine a fette. Si mescola il tutto e si lascia marinare coperto in frigo (io per quattro ore).
Passato il tempo si mette il tutto in una teglia da forno, i pezzi del pollo dovranno avere la pelle rivolta verso l’alto. S’inforna a forno caldo a 200- 220° C, si fa cuocere per 35-45 minuti, fino a che il pollo sarà colorito.
Si toglie il pollo, i finocchi e le clementine, si trasferisce il liquido di cottura in una casseruola per farlo ridurre. Si versa la salsa sul pollo e si guarnisce con il prezzemolo, io ho guarnito con le barbe di finocchio.



Pollo arrosto con clementine e finocchi








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