domenica 8 marzo 2015

Quanti modi di fare e rifare i Maritozzi
con la panna


Con Quanti modi di fare e rifare siamo nella mia amata città Roma, da Silvia per fare i Maritozzi. I maritozzi sono dei soffici panini dolci oblunghi spaccati in due ripieni di tanta panna montata; nella versione cosiddetta quaresimale, invece, sono con pinoli, uvetta ed arancia candita.
Con probabilità derivano dai dei pani dolci, una sorta di pagnotte, molto in uso già al tempo dei romani, che nel medioevo erano consumati soprattutto nel tempo di Quaresima, in forma più piccole, più cotte ed arricchite di canditi ed uvetta. Tradizione che si è perpetuata nei secoli, tanto che nella Roma ottocentesca era l’unico dolce consentito dall’autorità pontificia nel periodo di Quaresima, "der zanto maritozzo" ne parla Giuseppe Gioachino Belli nel sonetto La quaresima.
Come racconta il poeta e studioso di folclore romanesco Giggi Zanazzo in Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), un tempo questo panino dolce era legato alla tradizione del primo venerdì di marzo. Vale a dire le coppie di fidanzati si recavano a San Pietro ed era usanza che l’innamorato donava alla futura sposa un panino dolce, molto più grande rispetto a quelli in uso, con la superficie decorata con cuori di zucchero e all’interno poteva contenere l’anello o qualche regalo d’oro. Con probabilità da questa tradizione che si lega il nome “maritozzo” che è una deformazione della parola marito. Sull’origine del dolce il poeta romanesco Adone Finardi, nel 1851, fantasticò un poemetto in sei canti in dialetto romanesco dal titolo Li maritozzi che se fanno la Quaresima a Roma, dove racconta la guerra di due re: Mari e Tozzi con i rispettivi generali. L’esercito del re Tozzi era guidato dai generali Zuccaro, Pignolo, Lievito e Zibbibbetto mentre l’esercito di re Mari era guidato dai generali Passerina, Acqua, Forno, Legna e Fiore; dopo alcune battaglie la guerra finì con abbracci, riconciliazioni e banchetti a Roma, e in uno di questi pranzi al cuoco venne l’ispirazione di creare il maritozzo:

Sui nomi de li Re e de li guerieri
più famosi che c’ereno, ‘sto coco
arivortò per bene i su’ pensieri
e inventone, a quer bionno, press’a poco,
 ‘na pasta che po’ varda rarità,
s’annò davero ar monno a immortalà.

Prese Fiore, Pignoli e Passerina
e Zuccaro e Cannito e Zibbibbetto,
Acqua e Levito e, in quanto a la cucina,
se servitte de Forno e Legno schietto;
impastò, cucinò e da Mari e Tozzi,
 je dette er nome, poi, de maritozzi".



Invece della versione quaresimale con i pinoli ed uvetta proposta da Silvia, ho voluto fare quella senza pinoli e uvetta, ma solo con tanta panna montata che si trova normalmente in alcune pasticcerie e bar (alcuni sono specializzati, aperti anche di notte). Da tempo volevo provare la versione di Adriano, provata anche da Paoletta, così ho colto l’occasione.



Maritozzi con la panna






venerdì 6 marzo 2015

Fagottini di pasta sfoglia con alici

Questo è tra gli antipasti-stuzzichini che faccio quando ho poco tempo, basta solo la pasta sfoglia, alici e formaggio semistagionato. Semplice, veloce e in genere riscuote sempre gran successo.



Fagottini di pasta sfoglia con alici




Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia fresca rettangolare
8 filetti di alici sott’olio
80-100 g di formaggio semistagionato
1 uovo


Preparazione:

Si srotola la pasta sfoglia, si divide in tanti quadrati di 5 cm circa, su ogni quadrato si mette metà alice e un dadino di formaggio, si prende una delle estremità del quadrato a coprire il dadino di formaggio, si prende l’estremità opposta della pasta e si copre sull’altra formando un fagottino. Si trasferiscono su una placca da forno ricoperta di carta forno e si spennellano con un po’ di uovo sbattuto; si mettono in frigo.
Si porta il forno a 180°-200° C e si infornano i fagottini, si fanno cuocere per 15-20 minuti finché saranno gonfi e dorati.




mercoledì 4 marzo 2015

Pallotte cac'e ove

Queste polpette (pallotte) di solo pane, formaggio e uova le ho mangiate per la prima volta in Abruzzo, ma so che sono comuni anche in altre regioni con nomi diversi. Fanno parte di quelle antiche ricette nate dalla necessità di utilizzare il pane raffermo. La prima volta le ho mangiate ripassate in un sugo semplice e così le propongo oggi, ma sono buone anche in bianco. Sono semplicemente ottime.




Pallotte cac'e ove




Ingredienti:


Per le pallotte

200 g di mollica di pane raffermo
200 g di caciotta o/e pecorino semistagionato
3 uova
1 spicchio di aglio
un ciuffo di prezzemolo
olio extravergine di oliva
sale
pepe nero


Per il sugo

400 g di passata di pomodoro
1 cipolla dorata media
olio extravergine di oliva
sale
peperoncino


Preparazione:

In un recipiente capiente si sbattono le uova, si aggiunge il sale il pepe, l’aglio e il prezzemolo tagliati a pezzettini ed il formaggio grattugiato; si amalgama e si unisce la mollica di pane raffermo sbriciolata. Si impasta il tutto, deve essere di consistenza abbastanza compatta; si lascia riposare coperto in frigorifero.
Nel frattempo si prepara un sugo leggero. Si trita una cipolla dorata, si mette in un tegame con olio extra vergine di olive ed il peperoncino, si fa appassire e si aggiunge la passata di pomodoro, si sala e si fa cuocere per 15-20 minuti.

Per formare le pallotte, si bagnono le mani si prende il composto e si formano delle sfere un po’ più grandi di una noce. Si passano nell’olio extra vergine di oliva giusto il tempo di formare una crosticina croccante, poi si passano nel sugo per farle insaporire. Si servono subito.




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